Il delta descrive come cambia il valore di un’opzione per un piccolo movimento del sottostante, lasciando ferme le altre variabili. Per una PUT acquistata è normalmente negativo. Vendendo quella PUT il segno dell’esposizione cambia. Il delta di uno spread si ottiene sommando le esposizioni delle due gambe, con i rispettivi segni e quantità.

Perché viene usato come scorciatoia

Il valore assoluto del delta della PUT venduta è spesso usato come indicazione approssimativa della sua moneyness e del rischio di finire in the money. Non coincide però con la probabilità reale di perdita dello spread. Anche nei modelli più semplici la probabilità di esercizio e il delta sono grandezze diverse.

Un esempio che chiarisce il limite

Una PUT con delta −0,20 non rende automaticamente corretto chiedere un credito pari al 20% della larghezza. Lo spread può subire perdite parziali, il pareggio dipende dal credito e la distribuzione reale può contenere salti. Una regola del genere è un filtro euristico da testare, non un’identità matematica di prezzo equo.

Cosa misura il laboratorio

Usiamo il delta per organizzare strutture confrontabili. Poi verifichiamo separatamente frequenza delle perdite, loro dimensione, costi ed esposizioni aggregate. Una frequenza storica dell’80% non diventa una previsione dell’80% per il prossimo trade: richiede campioni indipendenti, calibrazione e stabilità nel tempo. Un numero semplice è utile solo quando conserva il proprio significato.

Approfondimento: OIC: glossario, delta ↗

Esempi didattici, non indicazioni operative. I risultati pubblicati derivano da backtest. Aggiornato il 13 settembre 2026.